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Gianliborio Mazzola è autore di numerose pubblicazioni sul regionalismo in Italia ed in tema di finanza pubblica con particolare riferimento al federalismo fiscale.

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Regione Siciliana: Quale forma di Governo abbiamo? Presentazione del libro di Franco Garufi Castelbuono 15 Maggio 2026

Regione Siciliana 
Quale forma di Governo abbiamo?
Presentazione del libro di Franco Garufi Castelbuono 15 Maggio 2026
 
Il libro si compone di tre parti una sulla crisi delle classi dirigenti, un’altra sull’utilizzazione in Sicilia dei fondi europei ed infine un’altra sulla mafia, la legalità e lo sviluppo.
Raccoglie diversi articoli di Franco Garufi scritti nel corso di questi anni. Complessivamente dà un quadro abbastanza aggiornato  ( coraggiosamente anche con l’utilizzazione dell’intelligenza artificiale) delle questioni maggiori dello sviluppo della Sicilia cercando di coglierne luci ed ombre.
Tuttavia non si “ lascia prendere” né da un eccesso di ottimismo né da un giustificato pessimismo. Come ripete frequentemente,   l’autore cerca di muovere le sue considerazioni sulla base di un complessivo realismo.
Mi soffermerò nel mio intervento soprattutto sulla prima parte del libro anche perché tratta dello sviluppo della forma di governo regionale che per alcuni aspetti ho vissuto in prima persona per alcuni anni con la mia attività  di funzionario parlamentare. 
Fin dalla sua costituzione la Regione siciliana aveva una forma di governo assembleare: il Presidente della Regione, in conseguenza dell’accordo fra i partiti di maggioranza, era eletto dall’Assemblea Regionale, così come gli Assessori regionali. Il Presidente della Regione doveva ottenere la maggioranza assoluta dei voti dei deputati così come i singoli Assessori, era responsabile davanti all’ Assemblea ed era legato da un rapporto fiduciario con l’organo legislativo. Analogo procedimento doveva avvenire qualora si realizzasse una crisi di governo.
Questa forma di governo era accompagnata dalla legge elettorale del 51 che ricalcava il sistema elettorale vigente per la Camera dei deputati squisitamente proporzionale. 
E’ chiaro che il Governo regionale era formato sulla base degli accordi fra i partiti e le conseguenti crisi dipendevano dalla rottura degli accordi fra i partiti. Il partito che prendeva più voti era quello che aveva una maggiore rappresentanza sia come Presidente che come componenti della Giunta.
Si trattava di partiti politici di massa ben radicati nel territorio che riuscivano ad esercitare un forte controllo sui rappresentanti istituzionali. Le elezioni erano un confronto fra i diversi partiti e i risultati elettorali ne determinavano l’incidenza. Le coalizioni si definivano successivamente.
Negli anni novanta questo sistema dei partiti entrò in crisi e fu delegittimato anche dalle inchieste di tangentopoli che in Sicilia furono particolarmente “ pesanti”. Basti pensare che nella legislatura regionale agli inizi degli anni novanta oltre metà dei deputati regionali furono incriminati e per lo più arrestati anche per brevi periodi di tempo.
I partiti politici nella forma tradizionale scomparvero e si affermarono i partiti “personali” incentrati sulla figura dei leaders.
La forma di governo assembleare vigente anche alla Regione siciliana fu “ accusata” di generare “ instabilità”. La Sicilia fu portata ad esempio: dalla prima alla dodicesima legislatura vi erano stati 54 governi, durati mediamente dai 14 ai 24 mesi ed erano stati eletti 27 Presidenti della Regione.
Nel 1991 e nel 1993 tramite due referendum si avviò il sistema maggioritario che avrebbe dovuto sostituire il sistema proporzionale “accusato di causare” instabilità. Inoltre si scelse il sistema dell’elezione diretta che in Sicilia fu introdotta per la prima volta per l’elezione dei Sindaci con la legge regionale n.7 del 1992. Tale legislazione regionale anticipò la riforma nazionale del 1993 che introdusse l’elezione diretta del Sindaco per l’intero Paese.
Senza soffermarmi sui precedenti ( es: Tatarellum) in tema di sistema elettorale regionale, l’elezione diretta del Presidente della Regione per tutte le Regioni speciali e quindi anche per la Regione siciliana fu introdotta dalla legge costituzionale n.2 del 2001. In particolare l’articolo 1 della suddetta legge costituzionale dedicato alla Regione Siciliana prevede che il Presidente regionale e l’Assemblea regionale siano eletti direttamente dal popolo e legati dal principio del simul stabunt  simul cadent. Tutto ciò implica che le sorti del Governo e dell’Assemblea regionale siano strettamente interconnesse e quindi ad eventuali dimissioni del Presidente della Regione seguirà contestualmente lo scioglimento dell’Assemblea regionale siciliana. 
Dall’elezione diretta del Presidente della Regione discende che:
a) Il Presidente della Regione nomina gli Assessori e li sostituisce.
b) Il Presidente della Regione si può dimettere per motivi personali (es Cuffaro 2008- Lombardo 2012) o si può dimettere la maggioranza assoluta dei deputati.
c) Con le dimissioni del Presidente della Regione decadono tutti i deputati( simul stabunt- simul cadent). E’ facile comprendere che non c’è interesse neanche per i deputati dell’opposizione a richiedere le dimissioni del Presidente della Giunta perché andrebbero incontro ad una nuova campagna elettorale con la possibilità di non essere rieletti.
L’elezione diretta del Presidente della Regione si sostenne che era introdotta per:
a) Dare stabilità ai governi regionali;
b) Semplificare il quadro politico tanto che una parte dei deputati regionali sarebbero stati eletti in base ad un listino collegato al Presidente della Regione;
c) Inoltre la gran parte dei partiti al momento elettorale si coalizzano intorno ai candidati Presidenti di Regione.
d) Infine l’elezione diretta del Presidente della Regione avrebbe permesso un collegamento più diretto con gli elettori
Ad oltre vent’anni dall’elezione diretta del Presidente della Regione c’è da chiedersi se si siano  realizzati gli obiettivi che ci si era prefissati
Franco Garufi compie un’ analisi precisa e puntuale dell’attuazione dell’elezione diretta del Presidente della Regione in Sicilia.
Inizia con una descrizione abbastanza precisa e significativa del fenomeno del cuffarismo. E’ quanto mai efficace ed andrebbe riletta per tutte le implicazioni sociali e politiche che ne discendono.
Garufi prosegue con un’analisi dettagliata delle prime elezioni dirette dei Presidenti della Regione: ne riporta i risultati elettorali indicando con precisione voti e preferenze.
Inquadra le vicende siciliane all’interno delle scelte politiche nazionali anche se spesso ne indica le peculiarità isolane ( esempio l’elezione a Presidente della Regione di Rosario Crocetta e le vicende conseguenti).
L’ autore evidenzia  con precisione anche le novità realizzatesi nella società siciliana: un esempio in tal senso è stata l’ascesa alla Confindustria siciliana di dirigenti come Ivan Lo Bello che fecero della bandiera antimafia un vessillo almeno “ apparente”
Comunque Garufi nota la differenza esistente fra le previsioni istituzionali dell’elezione diretta del Presidente della Regione e le effettive applicazioni anche in Sicilia.
Come rileva anche l’autore, l’elezione diretta produce una stabilità apparente. Ne abbiamo un  esempio nella Presidenza della Regione di Raffaele Lombardo: cinque crisi di Governo con cinque rimpasti  della Giunta fino alle dimissioni per motivi giudiziari dello stesso Lombardo; analoga sorte era toccata a Cuffaro nel 2008.  Anche con la Presidenza Crocetta vi furono cinque crisi di governo con la formazione di 5 Giunte.
La nomina degli Assessori  fatta direttamente da parte del Presidente della Regione ha generato altrettanta instabilità. Gli Assessori sono nominati e dimissionati secondo la volontà dei Presidenti di Regione non sempre raccordata con i partiti della coalizione. Il Presidente Crocetta nominò in cinque anni 58 Assessori formando cinque giunte di Governo. Ne abbiamo avuto recentemente anche un esempio con il Presidente Schifani che , oltre ad altre modifiche, ha sostituito tre Assessori alla Sanità senza alcuna motivazione ufficiale. Alla fine ha scelto il suo “uomo di fiducia” in precedenza Segretario del partito di maggioranza relativa. 
Come rileva  Garufi nel suo libro, le maggioranze parlamentari nel corso delle legislature si sono  modificate  ampiamente. Addirittura uno dei casi più clamorosi fu quello del Presidente Lombardo che nel  2009 fece uscire il Pdl , il primo partito, dalla coalizione di maggioranza e, dopo qualche mese, lo sostituì con il Pd che alle elezioni si era presentato come “ perno” delle forze di opposizione. Quindi Lombardo, pur disponendo di una maggioranza vasta, modificò entro poco tempo il quadro politico assembleare.  
L’elezione diretta doveva servire a semplificare il sistema dei gruppi  all’interno dell’Assemblea regionale e più in generale dei Consigli regionali. Come è successo in tutta Italia, si sono verificati molti cambi dei gruppi parlamentari da parte dei deputati eletti all’interno delle diverse coalizioni. Addirittura, talvolta, con numeri abbastanza esigui, si creano gruppi parlamentari senza alcun riferimento al dato elettorale. L’esempio forse più clamoroso fu quello del Governo Crocetta, che essendo eletto con appena il 30% dei voti e non disponendo di una maggioranza assembleare, era alla ricerca del consenso fra i deputati per ogni provvedimento in discussione.
L’autore esamina con molta attenzione tutta la vicenda del Governo Crocetta.    
L’elezione diretta del Presidente della Regione si sostenne che avrebbe avvicinato i cittadini alle vicende politiche della Regione.
Anche questo obiettivo non pare essere stato raggiunto. Quasi tutte le elezioni regionali in Italia ed anche in Sicilia hanno registrato un elevato astensionismo. I Presidenti delle Regioni ( chiamati anche Governatori) e le Assemblee  o Consigli regionali sono stati quasi tutti eletti da meno del 50% degli elettori aventi diritto.
Come anche emerge dal libro di Garufi con molta dovizia di dati, si è creato un sistema a livello regionale che concentra gran parte dei poteri sul Presidente della Regione e marginalizza il ruolo dell’Assemblea regionale ridotta prevalentemente ad esaminare documenti finanziari presentati dallo stesso Governo. Tutto ciò crea disaffezione da parte dei deputati e soprattutto tentativi di ostruzionismo, oltre che dei deputati dell’opposizione, anche da parte di molti eletti della maggioranza. La situazione politica attuale dell’Assemblea regionale siciliana ne è un esempio.
Ad oltre vent’anni dall’entrata in vigore dell’elezione diretta del Presidente della Regione e delle Assemblee regionali per i motivi esposti in precedenza ,non appare opportuno estendere ,sia pure parzialmente, questo sistema a livello nazionale come sembra auspicare la riforma elettorale in discussione al Parlamento nazionale.     
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Intervento Convegno su Referendum Giustizia Castelbuono 13 Marzo 2026

Intervento Convegno su Referendum Giustizia Castelbuono 13 Marzo 2026
 
 
 
 
1) Equilibrio poteri dello Stato: Legislativo, esecutivo e giudiziario fondamenti dell’attuale Costituzione e costituiscono i cardini di una democrazia liberale
 
2) Questo è il disegno che hanno voluto i Padri Costituenti con la vigente Costituzione di cui la riforma in discussione vorrebbe
modificare ben 7 Articoli. I proponenti il referendum si erano dimenticati di inserirli nel quesito referendario. Ora sono indicati
soltanto i numeri senza i testi degli articoli della Costituzione che si intendono abrogare. Peraltro la riforma della Costituzione in tema di separazione delle carriere dei giudici è stata approvata dal Parlamento sul testo del Governo senza significative modifiche e soprattutto dai gruppi di maggioranza; per le riforme costituzionali sarebbero opportune maggioranze più ampie.
 
3) Si potrebbe in questo modo iniziare un cambiamento anche più radicale della Costituzione come ricorderò fra poco.
 
4) Come hanno dichiarato numerosi esponenti politici e tecnici con la riforma in discussione non migliorerebbero i tempi della giustizia ma si vorrebbero “ mettere sotto tutela” i pubblici ministeri in modo da assecondare le scelte del Governo. 
Li si accusa di “intralciare” l ’azione del Governo, dimenticando che i magistrati debbono semplicemente applicare le leggi esistenti in autonomia e senza “ protagonismi” ,che purtroppo talvolta si sono verificati.
 
5) L ’attuazione della Costituzione è già messa in discussione. Infatti il Parlamento è fortemente ridimensionato per la continua utilizzazione dei Decreti legge. L’attuale Governo è tra quelli in assoluto che ha fatto più ricorso ai Decreti legge. Quest’ultimi testi sono elaborati dallo stesso Governo, entrano immediatamente in vigore, debbono essere approvati entro 60 giorni ; il Governo spesso pone il voto di fiducia impedendo di approvare modifiche al testo presentato. Il Parlamento semplicemente discute ed è fortemente limitato nella possibilità di approvare emendamenti.
 
6) Il Governo peraltro ha già presentato la proposta sulla riforma della legge elettorale per le elezioni nazionali, intendendo modificare quella vigente e dichiarando che è sua intenzione favorire la governabilità Si prevederebbe il ritorno al proporzionale ma le coalizioni al momento di presentare le liste dovrebbero indicare il candidato premier. La coalizione che vince anche per un solo voto avrebbe assegnato un premio di maggioranza che le permetterebbe di disporre di oltre la metà dei seggi indipendentemente dai risultati e lettorali . Gli eletti , cosi come avviene oggi, sarebbero scelti dai partiti anziché dagli elettori, probabilmente favorendo il fenomeno dell’astensionismo. Se si verificassero questo tipo di maggioranze la coalizione di governo potrebbe eleggere da sola gli organi di garanzia: esempio il Presidente della Repubblica, i membri della Corte Costituzionale etc.
 
7) La proposta di legge elettorale è coerente con la riforma presentata del Premierato che prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Come conseguenza di questa investitura popolare, con una radicale riforma della Costituzione, la gran parte dei poteri si trasferirebbero al Governo e sarebbero ridimensionati gli altri organi di garanzia : esempio Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale etc. In nome della governabilità chi vince le elezioni si prenderebbe quasi tutto, facendo saltare gli attuali equilibri fra i poteri costituzionali. Tale tipo di assetto istituzionale non si ritrova in nessun sistema democratico contemporaneo.
 
8) L ’attuale Parlamento ha già approvata la legge sull’Autonomia differenziata che certamente non favorisce l’Unità del Paese e dovrebbe aumentare le differenze esistenti fra i diversi territori. La legge è stata ridimensionata dalla Corte Costituzionale ma il Governo ha presentato già un disegno di legge per darvi attuazione ed ha avviato Intese con alcune Regioni del Nord.
Si sono voluti fare questi esempi per far riflettere i presenti come vi siano diverse iniziative dell’attuale maggioranza che tendono allo stesso scopo : rafforzare il Presidente del Consiglio, possibilmente eletto direttamente dal popolo, nei confronti degli altri poteri, modificando gli equilibri dell’attuale Costituzione con una sua profonda revisione
Il referendum sulla Giustizia ne è il primo esempio perché intenderebbe ricondurre i magistrati a rapporti privilegiati con la politica per “ non disturbare il manovratore”
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Intervento introduttivo Convegno Ars 20- 21 Marzo 2025

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Sentenza n.192/ 2024 su Autonomia differenziata

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Appunti brevi su Premierato  Termini Imerese 19 Aprile 2024

Appunti brevi su Premierato Termini Imerese 19 Aprile 2024

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Intervento Convegno Auser Cgil Selinunte

Intervento Convegno Auser Cgil Selinunte

Nel corso di questo lungo periodo di rinnovo del sito, Gianliborio Mazzola ha partecipato a diversi dibattiti pubblici in tema di Autonomia differenziata.

Tali interventi, inseriti nella rubrica Contributi, tentano, fra l'altro, di illustrare il progetto Calderoli in tema di Autonomia differenziata.

Gli incontri sono stati i seguenti:

- Cefalù Auser territoriale 21 Aprile 2023;

- Termini Imerese Sezione Pd 12 Maggio 2023;

- Selinunte Convegno Auser Regionale 17 Maggio 2023.

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Intervento tecnico politico per illustrare Autonomia differenziata Termini Imerese

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Nel corso di questo lungo periodo di rinnovo del sito, Gianliborio Mazzola ha partecipato a diversi dibattiti pubblici in tema di Autonomia differenziata.

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- Termini Imerese Sezione Pd 12 Maggio 2023;

- Selinunte Convegno Auser Regionale 17 Maggio 2023.

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Intervento su Autonomia differenziata Auser territoriale Cefalù

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- Cefalù Auser territoriale 21 Aprile 2023;

- Termini Imerese Sezione Pd 12 Maggio 2023;

- Selinunte Convegno Auser Regionale 17 Maggio 2023.

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Conversazione con i giornalisti parlamentari sui rapporti fra Assemblea Regionale Siciliana ed altri organi dello Stato - Ars 28 Ottobre 2022

Conversazione con i giornalisti parlamentari sui rapporti fra Assemblea Regionale Siciliana ed altri organi dello Stato - Ars 28 Ottobre 2022

Per completezza di informazione inseriamo nel sito la traccia della conversazione con i giornalisti parlamentari svoltasi a Palermo presso l'Assemblea Regionale Siciliana il 28 Ottobre 2022.

L'incontro è avvenuto su invito del Presidente regionale della stampa parlamentare, Alfredo Pecoraro. ...leggi tutto l'articolo »

Rapporti Stato-Regioni durante l'emergenza per la pandemia

Rapporti Stato-Regioni durante l'emergenza per la pandemia

Lo Stato d'emergenza in conseguenza del Covid è durato 790 giorni, circa 26 mesi. Fu introdotto dal Governo Conte 2 con una delibera del Consiglio dei Ministri il 31 Gennaio 2020 ed è stato prorogato dal Governo Draghi fino al 31 Marzo 2022.

L'emergenza sanitaria, economica e sociale ha provocato un notevole accentramento dei poteri in favore del Governo nazionale ( fenomeno che si è realizzato in quasi tutti gli Stati del mondo colpiti dal Covid).

In Italia tutto ciò ha comportato il ridimensionamento del ruolo del Parlamento e degli organismi territoriali.

La Costituzione italiana non prevede norme sull'emergenza né esiste una disposizione costituzionale per regolare un eventuale stato d'emergenza. Pertanto nel tempo sono state adottate disposizioni emergenziali di diversa natura.

Il presente contributo intende in particolare esaminare i rapporti fra Stato e Regioni durante l'intero periodo dello stato di emergenza.

In un primo momento i rapporti fra il Governo nazionale e le Regioni furono piuttosto conflittuali ma successivamente si realizzò un certo equilibrio con soddisfazione di entrambe le parti.

Si presta particolare attenzione anche ad alcune decisioni della Corte Costituzionale che hanno chiarito e delimitato competenze statali e regionali.

Ci si sofferma infine sulle principali decisioni amministrative adottate dai Governi nazionali nel corso dello stato di emergenza e sul nuovo ruolo assunto dai Governatori regionali durante la pandemia.

Il contributo pubblicato fa riferimento alle lezioni tenute dal Professore Gianliborio Mazzola nei seguenti giorni:
- Istituto Tosi Firenze: 4 Maggio 2022;
- Master Mario Galizia per consulenti d'Assemblea – Università Sapienza Roma: 12 Maggio 2022;
- Luiss Master Mapp: 13 Maggio 2022. ...leggi tutto l'articolo »