Esercizio provvisorio, lentezza nella spesa e appuntamenti elettorali: il pericoloso mix.
Il Governo Musumeci ha presentato il quinto esercizio provvisorio della legislatura; l'Assemblea regionale siciliana lo ha approvato a metà Gennaio.
Si ricorre all'esercizio provvisorio quando il Governo non disponga di una solida maggioranza tanto da utilizzare questo strumento finanziario, previsto dalla Costituzione e che comporta la spesa in dodicesimi per un massimo di quattro mesi, in attesa dell'approvazione definitiva del bilancio.
Si sostiene che l'esercizio provvisorio sia stato sempre opportuno in caso di elevati deficit per risparmiare sui tempi dell'erogazione dei fondi. Spesso sono le opposizioni a costringere il Governo a ricorrere all'esercizio provvisorio per il periodo massimo consentito: in questo modo intendono dimostrare la debolezza della maggioranza di governo.
Nel 2022 è stato lo stesso Governo Musumeci a presentare un esercizio provvisorio di quattro mesi. Si attende il mese di Aprile per ottenere i 500 milioni promessi dal Governo nazionale frutto di un'intesa intervenuta dopo una lunga trattativa fra Stato e Regione: con tale cifra si vorrebbero compensare in parte i danni provocati all'economia siciliana dal Covid.
L'assegnazione dei fondi nazionali permetterebbe di chiudere il bilancio della Regione siciliana per il 2022; il Governo regionale successivamente li distribuirebbe tramite una finanziaria per "impinguare" diversi capitoli di spesa rimasti privi di copertura. Non è difficile immaginare che, avvicinandosi sempre di più le scadenze elettorali di diversi comuni e della Regione, la prossima finanziaria sarà anche con un'impronta elettoralistica.
Alla lentezza derivante dall'esercizio provvisorio, si sono aggiunti i ritardi accumulati dalla Regione nell'erogazione dei fondi dell'Unione Europea per gli anni 2014 – 2020, cui si aggiungono gli stanziamenti europei del 2021 ancora non spesi.
L'incertezza ancora maggiore comunque riguarda la "sorte" che avranno le somme destinate alla Sicilia dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
In base alle integrazioni di questi ultimi mesi i fondi destinati dal Pnrr alla Sicilia ammonterebbero alla considerevole cifra di 8,6 miliardi di Euro! Riguarderebbero investimenti per le infrastrutture (porti, ferrovie, strade), per la transizione ecologica, per la realizzazione di asili nido, per il recupero delle aree più difficili delle città siciliane, per la sanità e per tanti altri settori economici e sociali.
Tutti gli interventi del Piano di ripresa e resilienza si dovrebbero realizzare secondo precisi crono-programmi con tempi definiti e certi. Qualora non venissero rispettate le scadenze, le somme non sarebbero erogate e nel caso in cui fossero già state trasferite si dovrebbero restituire; in caso di inadempienza della Regione o degli enti locali lo Stato potrebbe nominare dei commissari o stornare gli interventi previsti in altre aree del Paese.
Certamente non fa ben sperare per il rispetto dei tempi quanto sta succedendo sui fondi del Pnrr destinati alla sanità siciliana: si è aperto un contrasto fra il Governo regionale e l'Assemblea regionale siciliana a cui si sono uniti una parte degli enti locali siciliani. Sarebbe stato opportuno, anche per rispettare le scadenze temporali, che le consultazioni sul piano di sviluppo della sanità regionale ( si prevede uno stanziamento complessivo di circa 800 milioni!) si fossero realizzate prima di qualsiasi ipotesi di distribuzione dei fondi inviata al Governo nazionale.
Le preoccupazioni maggiori comunque per un'effettiva attuazione del Pnrr in Sicilia riguardano le condizioni delle amministrazioni pubbliche regionali e degli enti locali. Manca un adeguato numero di tecnici sia per elaborare i progetti che per procedere alla realizzazione delle opere. D'altronde per assumere personale specializzato non bastano pochi mesi; si richiedono selezioni pubbliche che garantiscano tempi rapidi per la scelta dei migliori candidati oppure che lo Stato fornisca personale e mezzi necessari. Qualora ciò non accadesse le amministrazioni regionali e comunali non sarebbero in condizioni di rispettare le scadenze previste, date anche le situazioni di deficit finanziario di molti enti pubblici siciliani.
C' è il serio rischio che i Piani del Recovery plan costituiscano l'ultima e più grave occasione "mancata" dello sviluppo della Sicilia. E' auspicabile che la politica siciliana prenda coscienza di questa situazione, anche se gli attuali dibattiti pre-elettorali regionali e locali non paiono favorire tale consapevolezza.
La convinzione "bizantina" che è meglio rinviare le decisioni anziché adottare soluzioni che talvolta possono scontentare alcuni, non si può applicare alle realizzazioni riguardanti queste notevoli possibilità di crescita della Sicilia. Il rispetto dei tempi richiede risposte certe ed adeguate ai fondi previsti dagli interventi europei e nazionali.