La rivoluzione di Papa Francesco: la novità del nostro tempo
L'elezione di Papa Bergoglio rivoluzionò le previsioni di tutti i maggiori vaticanisti; tale sorpresa fu confermata dallo stesso Papa Bergoglio che nel discorso di presentazione si definì un Papa "venuto dalla fine del mondo" e volle prendere il nome di Francesco, dichiarando esplicitamente che intendeva ispirarsi a San Francesco d'Assisi.
La Chiesa dimostrava che, nonostante la sua millenaria storia ed in presenza di una crisi gravissima che aveva portato alle dimissioni di Benedetto XVI, aveva la capacità di intraprendere "nuove strade" alla riscoperta del Vangelo, anche a costo di operare "drastici tagli" con l'immagine che si era affermata negli ultimi anni. Il mondo si è trovato in presenza di un'istituzione centralista, impegnata esclusivamente a "ribadire alcuni principi morali", lontana in alcune occasioni dalle esigenze dei fedeli dei diversi continenti della terra e, soprattutto, nonostante le indicazioni evangeliche, trasformatasi talvolta , a livello di curia romana, in un centro di potere oggetto anche di "scandali di natura morale e finanziaria".
Il Conclave, indubbiamente, prese atto di questa situazione di grave crisi culminata con le dimissioni di Papa Ratzinger e, con una prontezza insperata, scelse, come Papa, l'Arcivescovo di Buenos Aires, che si era caratterizzato per un'azione pastorale sul territorio molto vicina alle esigenze dei poveri, dei tossicodipendenti ed in genere degli emarginati.
Papa Bergoglio, appena eletto, ha iniziato la sua azione pastorale ispirandosi, in modo semplice, al Vangelo ed all'insegnamento di S. Francesco.
Ha immediatamente rinunziato all'appartamento pontificio in Vaticano per risiedere in un "normale" alloggio presso il collegio di S. Marta, motivando quest'innovazione con la necessità di vivere insieme ad altri sacerdoti e tenendosi lontano dall' "isolamento dorato" dei Palazzi vaticani.
Per sottolineare la "povertà" della Chiesa ha rinunziato alla mitria d'oro e ad altri paramenti "tradizionali" dell'abbigliamento papale; ha inoltre frequentemente ricordato che il credente che possiede "molti beni" deve farsi carico delle esigenze dei fratelli più poveri.
Con una "semplicità" tipicamente evangelica ha pronunciato, durante la messa quotidiana, delle brevi omelie per focalizzare gli aspetti più salienti del cristianesimo mentre nelle udienze pubbliche, sia settimanali che domenicali, si è rivolto con un linguaggio "semplice" ai fedeli, avendo particolare attenzione per i bambini, per i malati e più in generale per gli ultimi.
Ha cercato di ribadire in frequenti occasioni che tutti gli uomini, compreso il Papa stesso, sono peccatori e per salvarsi, al di là delle loro azioni, possono sperare soltanto nella misericordia di Dio. Ha spesso evocato un Dio " tenero", incarnatosi in Gesù Cristo, che perdona sempre i suoi figli peccatori; si è meno soffermato sulla visione di Dio "giudice implacabile" delle "colpe" dell'umanità e, maggiormente, sul Cristo che viene in soccorso dei peccatori.
Tale visione spirituale, fondata su solidi fondamenti teologici, ha permesso a Papa Francesco di ricordare ai credenti che non possono guardare con "superiorità" gli altri uomini, anche non credenti, essendo peccatori come loro; ha pertanto invitato i cattolici a testimoniare la loro fede "in mezzo alle strade e, particolarmente, nelle periferie più lontane".
Le indicazioni di Papa Bergoglio sono state "particolarmente innovative" nei confronti dei religiosi. Si è ripetutamente soffermato sulla necessità che, soprattutto i sacerdoti, non seguano le "logiche del mondo", abbandonando il"carrierismo" ed "un rapporto privilegiato con il potere"; il peccato non può essere inteso soltanto in senso personale ed intimistico ma ha una valenza anche sociale, offendendo soprattutto i fratelli più poveri e più deboli.
Riprendendo alcune indicazioni conciliari il nuovo Papa, conformemente al dibattito in corso da molto tempo, ha privilegiato una visione collegiale e mondiale della Chiesa, allontanandola da una impostazione "monocratica, regale ed italiana". E' indicativa la nomina di alcuni cardinali (ciascuno in rappresentanza dei diversi continenti del mondo) che entro poco tempo gli dovranno fornire delle indicazioni per la gestione della Chiesa universale.
Tutto ciò provocherà un sempre maggiore allontanamento del Papato dalle vicende italiane, anche di carattere politico (in tal senso pare che siano state date indicazioni all'episcopato italiano di tenersi estraneo alle contingenze politiche italiane!), essendo la Chiesa un'istituzione di carattere universale.
Comunque Papa Francesco ha ripetutamente ricordato di considerarsi primariamente il Vescovo di Roma, ribadendo la sua funzione pastorale collegata ad una diocesi.
La sua predicazione e la sua immagine, soprattutto per i valori che esprime, sono state accolte in modo entusiastico da molti fedeli ma anche dagli atei e dagli agnostici. E' sembrato che l'uomo contemporaneo attendesse dalla Chiesa un messaggio di liberazione che sentiva offuscato in questi ultimi anni.
Emerge un nuovo interesse per il messaggio religioso, con un incremento anche delle confessioni; le udienze papali, sia settimanali che domenicali, registrano una partecipazione "impressionante", con folle che non si vedevano da molto tempo.
Il mondo ecclesiastico, dopo un primo periodo di apparente condivisione, appare "frastornato", soprattutto nell'ambito della Curia romana. Papa Francesco, dopo gli ultimi scandali verificatisi in Vaticano e soprattutto allo Ior (la Banca vaticana), ha intenzione di procedere ad una radicale riforma della Curia romana. E' suo intendimento riportarla ad una struttura di servizio della Chiesa, trasformando lo Ior in una banca a disposizione delle diverse Chiese distribuite nel mondo, soprattutto le più povere.
Ha ripetutamente fatto intendere che i recenti scandali finanziari della Banca vaticana e le vicende della pedofilia di alcuni sacerdoti hanno profondamente turbato gli animi dei fedeli ; vuole intervenire rapidamente, anche con il consiglio di alcuni esperti, per riportare la Chiesa alla sua funzione originaria di comunità che trasmette il Vangelo realizzando la missione affidatole dal Cristo. In tal senso è proprio di questi giorni la pubblicazione di un nuovo codice penale vaticano che aumenta le pene per i reati di pedofilia e di carattere finanziario (ad esempio la violazione delle norme internazionali sui movimenti di capitale).
La predicazione di Papa Francesco, con un evidente ritorno alle origini della cristianità, è incentrata sull'amore nei confronti dei fratelli come prova tangibile dell'amore di Dio. Tale impostazione indubbiamente si oppone alla visione individualistica che ha prevalso nel mondo a partire dagli anni '80. L' "altro" con le sue esigenze personali, economiche e sociali dovrebbe essere il "motore" dell'agire evangelico. Tutto ciò, oltre a richiamare responsabilità personali, investe una critica radicale dell'organizzazione economica e politica internazionale che danneggia i poveri e gli emarginati da un lato e privilegia, dall'altro, le esigenze dei ricchi, lasciando nella miseria grandi fette della popolazione mondiale.
Il richiamo ai valori evangelici di Papa Bergoglio non si limita ad una critica dei meccanismi economici di distribuzione delle ricchezze ma interroga ciascun uomo sui suoi rapporti con i fratelli più disagiati. In tal senso è stato forte il richiamo di Papa Francesco nella sua visita a Lampedusa (primo viaggio pastorale fuori delle mura vaticane, condotto senza la presenza di alcuna autorità civile e religiosa!) sulla "globalizzazione dell'indifferenza"; ha fatto presente come spesso siamo chiusi nel nostro egoismo agiato e tale condizione di benessere ci impedisca di prestare attenzione alle esigenze di fratelli e sorelle che cercano di salvarsi dai drammi della miseria, soprattutto del Sud del mondo.
Il Papa aveva già fatto sentire in modo inequivocabile le indicazioni del suo magistero nel corso della manifestazione per la canonizzazione di Padre Puglisi. Ai vescovi siciliani che erano andati a trovarlo, aveva ricordato come sulla Chiesa non possa esservi neppure l'ombra di qualsiasi forma di acquiescenza alla cultura mafiosa ed alle logiche del potere politico-clientelare. La distanza e la condanna di tali comportamenti eviterà che qualsiasi altro sacerdote, come è accaduto a Padre Pino Puglisi, si possa trovare isolato e quindi facile bersaglio delle vendette mafiose causate dall'intransigente predicazione evangelica.
La rivoluzione di Papa Francesco appare così forte nelle premesse e nei contenuti da invitare a notevoli spunti di riflessione sia dei cristiani che dei non cristiani; tutto ciò è ancora più stridente se lo si confronta col sistema politico italiano che non riesce ad uscire dalla propria crisi ventennale e procede a "piccoli passi", nel tentativo di gestire la quotidianità.