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La crisi economica mondiale ed europea ed i rischi per la democrazia


Relativamente alle considerazioni sviluppate dall'articolo di Leonardo Boff, vorrei notare che la crisi attuale è di natura finanziaria. Nasce nel 2008 negli Stati Uniti per lo "scoppio" dei sub- prime, cioè i titoli di credito collegati ai mutui edilizi americani che gli istituti finanziari avevano piazzato presso le banche di tutto il mondo.

Quando i cittadini americani cominciarono a non pagare le rate di mutui (che certamente erano di gran lunga superiori alle loro possibilità economiche), gli istituti di credito si trovarono in mano dei titoli " spazzatura" che non valevano niente con enormi perdite.

Tuttavia erano stati gli stessi istituti finanziari a creare questo tipo di titoli "truffa", non essendo coperti da adeguate garanzie e per importi notevolissimi; tutto ciò è avvenuto con l'approvazione delle grandi agenzie mondiali di rating che addirittura ne erano state le promotrici e li avevano piazzati nei mercati di tutto il mondo. Mentre si compivano tali truffe i maggiori esperti ed economisti inneggiavano al "dio mercato" ed alle sue regole ineluttabili.

In sostanza la crisi economica mondiale è stata generata dalla speculazione finanziaria che ha spostato fondi notevoli basandosi sul movimento "fantomatico" del denaro senza alcun rapporto con l'attività produttiva.

All'esplodere della crisi col fallimento di alcuni istituti finanziari e con la possibilità che chiudessero altre banche, è intervenuto pesantemente, in primo luogo, il Tesoro americano e successivamente gli altri Governi; hanno operato il salvataggio del sistema bancario americano e più in generale del sistema bancario mondiale prelevando ingenti capitali dal risparmio mondiale ed in particolare da quello americano.

Pertanto con l'esplodere della bolla speculativa e con il salvataggio delle banche la crisi da finanziaria si è trasformata in economica.

Con la globalizzazione le difficoltà sono state estese al sistema economico mondiale ed in particolare europeo.

Gli istituti finanziari dopo gli interventi pubblici hanno evitato il fallimento però è ricominciata da parte del potere economico-finanziario e dai maggiori organi di informazione l'esaltazione del mercato, dell'ineluttabilità delle sue regole, della globalizzazione, etc., senza sviluppare un adeguato spirito "critico".

I capitali "finanziari" hanno continuato a spostarsi liberamente senza alcun vincolo e, quando si è cercato di introdurre la tassa sulle transazioni finanziarie, si è avuta una generale "levata di scudi" degli istituti finanziari e delle agenzie di rating che ne hanno impedito la realizzazione, sostenendo che avrebbe violato la libertà del mercato e soprattutto la segretezza degli investitori.

C'è tuttavia da chiedersi: quale democrazia esiste per i cittadini quando ingenti masse di denaro si muovono quotidianamente da un mercato finanziario ad un altro colpendo particolarmente gli Stati più deboli? E' ovvio che gli speculatori, che peraltro non hanno né un viso né un nome, realizzano grandi profitti e mettono in ginocchio intere Nazioni.

E' veramente difficile sostenere che i cittadini decidano del proprio destino tramite libere elezioni quando i mercati, le banche, gli istituti finanziari e, soprattutto, gli speculatori possono decidere sulle condizioni economiche di popolazioni intere ed in particolare dei più poveri!

Si è accentuata all'inizio del terzo millennio una grande "questione democratica" che investe la stessa legittimazione degli Stati e dei Governi del mondo.

La speculazione finanziaria, dopo aver attaccato alla fine del decennio appena trascorso gli Stati Uniti, ora si è concentrata sull' Europa ed in particolare sull'Euro.

E' bene ricordare che l'Euro, fin dalla sua origine, ha scontato un "peccato originale": esiste una moneta unica senza un'unità economica e politica dell'Europa. E' stata creata una moneta senza avere "alle spalle" uno Stato così come avviene normalmente e pertanto i mercati, gli investitori e gli speculatori hanno potuto tranquillamente attaccare gli Stati più deboli all'interno dell'Euro perché privi di una difesa adeguata. In questi ultimi tempi si sono concentrati sulla Grecia e sull'Italia perché all'interno dell'Euro presentano i maggiori deficit di bilancio.

In presenza di questi "attacchi speculativi" della finanza mondiale all'interno dell'Europa si è creato un asse forte Merkel – Sarkozy (Germania – Francia) che ha imposto agli Stati in difficoltà politiche forti ed immediate di rientro dal debito, imponendo sacrifici notevoli ai cittadini dei Paesi con i "conti in disordine". Tutto ciò ha riguardato nel 2011 soprattutto la Grecia e l'Italia i cui titoli pubblici, con cui si finanzia il deficit, sono stati venduti in grande quantità e sostanzialmente svalutati dagli investitori e dagli speculatori internazionali, incrementando notevolmente la spesa per gli interessi che Stati come l'Italia dovranno pagare a chi comprerà i suddetti titoli pubblici italiani come i Bot .

E' legittimo chiedersi: era questa l'unica risposta possibile nei confronti della crisi dell'Euro ed in particolare dell'Italia e della Grecia? Inoltre i sacrifici imposti ai cittadini di questi Stati saranno risolutivi dei loro problemi e di quelli dell'Europa?

E' mia modesta convinzione, come peraltro di molti commentatori nazionali ed internazionali, che l'asse Merkel – Sarkozy che comanda attualmente l'Europa abbia dato una risposta "ragioneristica" alla crisi dell'Euro dettata peraltro da ragioni di politica interna dei due protagonisti. E' bene ricordare che in Francia vi saranno elezioni presidenziali nel 2012 mentre in Germania le elezioni politiche generali si svolgeranno nel 2013; pertanto l'asse franco-tedesco è impegnato a dimostrare che ha garantito rispettivamente gli interessi dei francesi e dei tedeschi.

Tale impostazione è contraria alla visione che sottintendeva l'Euro; infatti si disse che in un primo momento si creava la moneta unica ma immediatamente dopo si sarebbe arrivati ad una politica economica comune.

Negli anni successivi invece si rialzarono le barriere nazionali e di unico è rimasto soltanto l'Euro; in presenza degli attacchi della speculazione soprattutto la Merkel ha ribadito (rispondendo ad un "egoismo" quasi naturale dei tedeschi) di non avere alcuna voglia di approntare strumenti comuni di difesa dell'Euro come si possono considerare ad esempio gli Eurobond ( garantiti dalle banche centrali nazionali) che placherebbero la speculazione permettendo il rilancio degli investimenti.

L'asse franco- tedesco ha imposto invece "una cura di cavallo" ai Paesi in difficoltà ed in particolare all'Italia ed alla Grecia, contraddicendo qualsiasi spirito di unità europea; si è iniziato a parlare di una crisi "irreversibile" dell'Euro che potrebbe portare alla reintroduzione delle monete nazionali con conseguenze imprevedibili per i popoli europei.

La richiesta di provvedimenti economici impopolari non poteva essere "retta" da Governi liberamente eletti dai cittadini perché i partiti che li componevano dovevano rispondere agli elettori. Pertanto la Comunità economica europea, ed in particolare l'asse dominante franco-tedesco, hanno "commissariato" le istituzioni politiche dei Paesi in difficoltà come l'Italia, imponendo governi tecnici che non dovrebbero rispondere agli elettori né nel presente né in futuro e pertanto potrebbero "imporre" ai cittadini i sacrifici "richiesti dai mercati".

In Italia tutto ciò è riuscito facilmente perché il precedente Governo, per una serie di vicende interne ed internazionali, aveva perso credibilità e pertanto il Paese era più facilmente oggetto della speculazione internazionale. I partiti politici, anche in conseguenza di una legge elettorale che ha prodotto un Parlamento di "nominati e non di eletti" e di una forte campagna di stampa che ha generato nella società forti sentimenti anti-politici, si sono trovati in una fase di profonda debolezza e, su sollecitazione del Capo dello Stato, hanno preferito affidarsi ad un Governo dei tecnici che facesse quel " lavoro sporco" che non erano in condizione di realizzare.

I maggiori partiti si sono limitati a garantire l'appoggio parlamentare al Governo dei tecnici.

E' ovvio che si è rotta una prassi che, in caso di crisi di una maggioranza politica uscita dalle elezioni, si ritorna al corpo elettorale perché quest'ultimo liberamente si esprima; qualche commentatore politico ha parlato in Italia di "sospensione della democrazia" perché si è insediato un Governo" tecnico" non eletto dai cittadini che, come è già successo, imporrà scelte non adottate con il voto popolare.

Le prime mosse del Governo tecnico, pur tendendo ad un indubbio riequilibrio dei conti pubblici da effettuare entro il 2013, sembrano penalizzare i "soliti noti", cioè i lavoratori a reddito fisso, i pensionati e le classi più popolari, mentre soprattutto gli evasori fiscali e l'ampia area del lavoro nero sembra essere stata toccata solo marginalmente.

E' bene ricordare che in Italia, annualmente, da stime ufficiose la corruzione inciderebbe per 60 miliardi di Euro, i profitti delle aziende mafiose si aggirerebbero sui 150 miliardi di Euro e l'evasione fiscale ammonterebbe a 130 miliardi, raggiungendo negli ultimi mesi del 2011 la cifra record di 11 miliardi di Euro.

Lo Stato con le varie manovre finanziarie del 2011 ha rastrellato circa 90 miliardi di Euro!

Ho serie perplessità che un Governo non eletto liberamente dai cittadini riesca ad incidere su questi nodi strutturali dell'economia anche perché il Parlamento che deve votare i provvedimenti nella sua maggioranza non intende adottare scelte "radicali" che avrebbe già preso nei tre anni precedenti!