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Parte la corsa a ostacoli nella spesa del Recovery.

Parte la corsa a ostacoli nella spesa del Recovery.


Appare difficile per la Sicilia prevedere quali saranno le conseguenze dell'introduzione del Recovery Plan, più precisamente denominato Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) presentato a Bruxelles dal Governo Draghi entro il termine indicato del 30 Aprile 2021.
I Governi nazionale e regionale continuano ad essere impegnati nell'emergenza sanitaria del coronavirus e nella relativa campagna di vaccinazione: lo stato di emergenza è stato prorogato al 31 Luglio ed, a livello nazionale, nel solo 2021 sono stati già pubblicati 146 atti concernenti il Covid.
Le maggiori speranze di ripresa economica nazionale, dopo la crisi prodotta dal coronavirus, sono “riposte” nella realizzazione degli interventi indicati dal Recovery Plan. Tale piano prevede uno stanziamento complessivo di 204 miliardi di Euro destinati dall'Unione Europea all'Italia, cui si aggiungeranno i 30,6 miliardi di Euro del Fondo complementare nazionale, oltre ad altri stanziamenti provenienti dalle normative europee e nazionali.
Tale "montagna" di fondi sarà distribuita in base a precisi cronoprogrammi, da attuare entro il 31 Agosto 2026, realizzando sei missioni concernenti la digitalizzazione, la rivoluzione verde, lo sviluppo delle infrastrutture, dell' istruzione, dell' inclusione e dei servizi per la salute. I cronoprogrammi sono suddivisi per tappe di realizzazione quadrimestrali fino al 2026. Se non si rispetteranno i tempi non verranno accreditati i fondi ( per il 2021 dovrebbero essere spesi in Italia 13,8 miliardi).
A tali missioni, su esplicita richiesta dell'Europa, l'Italia deve accompagnare alcune riforme ritenute preliminari e fondamentali: fra le altre quelle riguardanti la semplificazione, la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco.
In Sicilia ( come ha ricordato la Ministra Carfagna nell'intervista a Repubblica del 5 Maggio) sono previsti interventi soprattutto sulle infrastrutture ( alta velocità, porti etc), sulle aree interne, sulla dispersione idrica e sulla trasformazione verde, oltre a quelli più generali delle altre misure del Piano nazionale di ripresa e di resilienza.
Nella prospettiva di questi cambiamenti "epocali" è legittimo chiedersi se le nostre amministrazioni pubbliche regionali e locali siano in condizioni di rispettare gli impegni e le scadenze previsti dal Recovery Plan.
Purtroppo nelle strutture amministrative in Sicilia esistono "antichi" ritardi che sembrano essersi accentuati negli ultimi anni.
Spesso si riscontra una notevole carenza di specifiche competenze professionali sia nell'ambito della Regione che degli enti locali soprattutto nella fase della progettazione degli Interventi. E' noto che molti fondi europei sono rimasti inutilizzati per carenza di progetti fin dal livello comunale. In questi ultimi anni peraltro sono avvenuti molti prepensionamenti ( nella sola Regione nel periodo 2015-2020 si sarebbero pensionati circa 5.000 dipendenti); spesso si è trattato di personale dotato di professionalità e di vaste esperienze tecniche. Non si è proceduto a sostituirli mediante pubblici concorsi o comunque pubbliche selezioni ma si è ricorsi a vaste e continue stabilizzazioni di precari.
Se tutto ciò non bastasse i rapporti fra potere politico e struttura burocratica non sempre sono stati "sereni" con frequenti critiche e "scaricamento di responsabilità". Sarebbe forse il tempo di ridiscutere, ad oltre vent'anni dall'entrata in vigore, la legge regionale 10/2000 che ha attuato in Sicilia la legge Bassanini ( 29/1993) con la distinzione delle competenze fra potere politico e burocratico che non ha prodotto i "frutti sperati" né In Italia né in Sicilia.
Si può sostenere che sia una delle cause dello "sciopero della firma" per cui talvolta i responsabili hanno difficoltà a firmare provvedimenti amministrativi, temendo peraltro successivi atti della giurisdizione contabile ed ordinaria. In attesa delle necessarie ed opportune modifiche normative in tema di reati della pubblica amministrazione, la conseguenza più immediata e frequente è quella del "blocco della spesa".
La realizzazione delle misure del Recovery Plan dovrebbe "rivoluzionare" in Sicilia l'attività delle amministrazioni regionali e locali, avendo conseguenze significative per la società e l'economia siciliana. C'è il rischio che il "mancato rispetto dei tempi" produca "un continuo commissariamento" delle strutture pubbliche regionali siciliane con le evidenti critiche alla Sicilia ed ai suoi mali endemici, alimentando pregiudizi nei confronti dei siciliani.
Un'altra possibilità ancora più preoccupante è quella che "facendosi forti" delle inefficienze del sistema siciliano i fondi destinati all'Isola siano trasferiti alle Regioni che si dimostrino più "pronte" nella spesa, possibilmente del Nord, che già sembrano essere privilegiate dalle indicazioni del Recovery Plan (la recente esperienza della campagna vaccinale con la mancata utilizzazione di alcune dosi di vaccino dovrebbe "insegnare" qualcosa!).
Nel frattempo la politica siciliana si divide sulle candidature del prossimo anno per le elezioni comunali e regionali, mentre alcune scelte politico-tecniche "precedono e incombono" sulla Sicilia e sui suoi rappresentanti istituzionali.
La partita è appena iniziata.